VINCERE SENZA GLORIA: la vera storia dello scudetto del 1927

di Davide Gubellini

Un racconto di Davide Gubellini per ricordare una grande ingiustizia che dovrebbe essere sanata.

“VINCERE SENZA GLORIA

Ad una certa ora, nel parco, subentra sempre una strana frenesia.

Le grida dei ragazzini che giocano a pallone si fanno più frequenti.

Aumentano nei toni e nei volumi.

C’è come un’urgenza nell’aria e si sente il bisogno di affrettarsi.

Tutti intuiscono che si avvicina l’ora del rientro a casa, anche se è un pomeriggio di festa.

“Passa, passala!”

“Dai, Gabri, dalla a me, non la dai mai!”

“A me, a me, sono libero!”

Gabriele tira dritto, non risponde e, aggiustato il pallone, lascia partire un tiro secco, di collo pieno.

Nel parco le distanze sono ravvicinate, il portiere è spiazzato, con facilità.

“Gool!” grida il compagno di squadra più piccolo, esultando alla maniera di Ronaldo, anche se non ha partecipato all’azione.

I bambini si abbracciano, mentre i papà cominciano a richiamarli ad uno ad uno, dopo aver dato un’occhiata all’orologio.

“Dai Gabriele, andiamo a casa, devi ancora finire i compiti per domani”

“Arrivo babbo, ancora un minuto, dai… Oh, ragazzi, chi fa questo vince tutto”

“No, vieni dai; devi fare la doccia, sarai stanco e dopo non hai più tempo per studiare”

“Va beneee, arrivooo…  Ciao ragaz, a domani”

“Ciao Gabriele; oh, ci vediamo sempre qui alla stessa ora, eh?”

Senza rispondere, Gabriele si avvia verso casa, mentre il babbo gli alza il cappuccio, perché verso sera il vento è ancora fastidioso.

“Oh, babbo, allora cosa ha poi fatto il Bologna?”

“E’ finita che ha perso 2 a 1 in casa col Toro!”

“Soccia, che tristi!”

“Ma no dai, ti ho preso in giro… abbiamo pareggiato al 93°. 2 a 2 !!

 “Meno male! Dobbiamo ancora salvarci e un punto serve a smuovere la classifica. Però non scherzare più in questo modo, lo sai che ci rimango male.”

“Dai, sali in macchina che sei tutto sudato. Lo sai che la mamma brontola se non fai subito la doccia”

A Gabriele piaceva molto quel momento.

Tornare a casa con il suo babbo, la domenica pomeriggio, dopo aver giocato a pallone, magari avendo vinto con dei gol segnati da lui…

Pensava che di lì a poco, avrebbe sognato di sentirsi come loro, i grandi campioni.

In fin dei conti, anche i veri calciatori, in quei momenti, stavano facendo la doccia e almeno in questo si sarebbe sentito come loro.

“Oh babbo, certo che il Bologna non vince mai una mazza, eh? Se non è la Juve, è il Milan o l’Inter. Stop”

“Beh, adesso nel calcio per vincere un campionato occorrono davvero tanti soldi. Anche negli altri paesi è così. In Europa e nel mondo, in genere. Due o tre grossi club e poi le altre squadre. Certo, non è sempre stato così”

“Cosa vuoi dire?”

“Che una volta vincevano più squadre. Anche il Bologna, per esempio…”

“Si, lo so, lo so, sette scudetti, eccetera, eccetera….”

“Non farla tanto facile. Intanto il Bologna è stata la prima squadra italiana a vincere una competizione internazionale. Era il 1932 e si chiamava Coppa dell’Europa Centrale. Poi la vinse ancora 2 volte, nel 1934 e nel 1961. E nel 1937 il Bologna vinse anche il Trofeo dell’Esposizione di Parigi, una specie di Champions dell’epoca. Battè in finale il Chelsea per 4 a 1, quando gli Inglesi non si degnavano di giocare contro nessuno, tanto si ritenevano superiori!”

“Però, era davvero un gran squadrone, il Bologna, allora!”

“Eh, pensa che lo chiamavano…”

“Si lo so! Lo squadrone che tremare il mondo fa! Lo so, lo so.”

 “E poi non sarebbero solo sette gli scudetti del Bologna, ma otto!”

 “Cosaaa?”

 “Beh, è una storia vecchia, di quasi un secolo fa”

 “Dai, davvero?”

 “Si, 92 anni fa, nel 1927, lo scudetto non venne assegnato perché la squadra prima classificata, il Torino, fu squalificata per illecito sportivo ed ebbe il titolo revocato”

“E il Bologna?”

” Il Bologna, che era arrivato secondo regolarmente, non ebbe lo scudetto”

 “Ma perché?!”

 “Eh, è una storia lunga.

Allora non si davano i punti di penalizzazione, poi è passato un sacco di tempo…

Però il nonno Lamberto questa storia la sa meglio di me.

Dopo glielo puoi chiedere tu; ti porto da lui a vedere 90° minuto, così gli fai un po’ di compagnia, se ti va.”

“Sii, così ci rivediamo insieme gli highlights del Bologna, con i due gol di oggi!”

Gabriele si divertiva un mondo a casa del nonno.  Appena arrivava gli faceva trovare certi torcetti al burro, col cioccolato sopra, che solo il vecchio fornaio sotto casa sapeva preparare.  E poi aveva una gran collezione di cose degli anni passati. Quando raccontava, sembrava che fossero quegli oggetti, a parlare. “

“Nonno, sono io. Dammi il tiro!”

“Ciao Gabriele, che bella sorpresa! Sali, tra un po’ danno il Bologna”

“Oh, questo è una gran gol, eh nonno?”

“Bellissimo, e poi è un punto che vale come una vittoria, visto che è arrivato nei minuti di recupero!”

“Senti nonno, il babbo oggi mi ha detto che tu sapevi delle cose su una storia del Bologna. Che avrebbe vinto un altro scudetto, quello che sarebbe il numero otto…”

“Ah si, quello del 1926-27…. Dovrei avere delle cose, da qualche parte…”

“Dai nonno, tu hai sempre tutto, in casa!”

 “Ah, certo se le trovo sarà più facile spiegarti cosa è successo tanto tempo fa…”

Il nonno in casa aveva una specie di archivio. Era stato un ragioniere, tutta la vita. E adesso, dato che era rimasto solo in casa, si passava il tempo raccogliendo i giornali sportivi per metterli in scatoloni ordinati, anche se il babbo di Gabriele brontolava un po’. In effetti, quando cercava i suoi “documenti” il nonno faceva un sacco di polvere e la mattina dopo la badante se ne lamentava, per il doppio lavoro da fare.

“Trovato! Mettiti mò lì seduto vicino al tavolo, che ti spiego per bene tutto. Stà attento, però, perchè non è una cosa semplice. A scuola ti piace la storia?”

“Un sacco! In prima media ero quello che ne sapeva di più degli Egiziani!”

“Seee, addiooo! Intanto si dice Egizi! E poi volevo dire della storia del secolo scorso, quando il Bologna vinceva da matti…”

“Ahhh, ho capito adesso. Beh, un po’ me ne parla il babbo ma non mi ricordo tanto. Al massimo io arrivo indietro fino a Di Vaio… “

“Ecco, allora, stai seduto e ascolta bene.

Ecco vedi, questa è la foto del Torino di allora”

 “Come erano vestiti strani!”

 “Eh, allora si usava così. Le maglie erano di lana e i palloni erano tutti fatti a mano; ogni squadra aveva i suoi da utilizzare in partita”

“Ma daii…”

 “Ecco il Bologna del 1927”

“Forte!”

“Guarda, questo è Schiavio. Era un grandissimo campione. Pensa che è l’autore del gol decisivo che ha dato il primo titolo mondiale all’Italia, nel 1934!”

“Davveroo?”

 “Eh,  è il giocatore che ha fatto più gol di tutti, nel Bologna, ben 252 reti!”

“Soppa!”

 “Adesso ti faccio vedere alcune foto dell’epoca. Non è rimasto molto, come azioni di gioco, però sono foto belle perché si vedono anche gli spettatori, che spesso si mettevano dove potevano perché di posti a sedere ce ne erano pochi. L’interesse per il calcio, alla fine degli anni Venti, stava proprio esplodendo, in Italia come in Europa”

 “Belleee…”

 “Ho preso anche un filmato di quel periodo, così capisci meglio…”

 “Grazie nonno!”

In realtà Gabriele non capiva molto dalla visione dei filmati del calcio d’epoca.

Le immagini scorrevano troppo veloci, i portieri andavano in giro con delle fatte coppole! E poi non si vedeva mai l’azione del gol! Però capiva che il nonno ci teneva tanto a quegli spezzoni, così non voleva mostrare la sua delusione, abituato come era ai bellissimi filmati di oggi.

“Proprio bello! Non avevo mai visto una cosa così vecchia”

“Si dice antica, perché ha valore. Vecchia darebbe l’idea di una cosa da buttare. Qui invece, di quella memoria e di quelle persone non c’è proprio nulla da buttare, anzi…oggi tutti avremmo bisogno più che mai di ricordarci come eravamo…”

“Allora mi spieghi dell’ottavo scudetto?”

“Aspetta, lasciami finire… dicevo che allora c’erano persone che giocavano per passione, davvero. Pensa che Schiavio, il centravanti, il numero 9 di allora, insomma quello che faceva gol, lavorava nel negozio di famiglia in centro a Bologna e non volle mai spostarsi dalla sua città, come Bulgarelli, del resto”

“Ah, sì, quello della curva…”

 “Guarda che se ti intestano una curva, dei meriti sportivi ne devi avere un bel po’, e magari non solo di sportivi…”

“Allora, lo scudetto?

 “Hai ragione. Dunque, cercherò di spiegarmi con parole semplici”

 “Dai mo’, che voglio capire…”

“Allora, Il Bologna arrivò secondo a due punti dal Torino. Ci sei?”

“Eh.”

 “Solo che dopo la fine del campionato, venne fuori dai giornali che un giocatore della Juve, il terzino Allemandi, prima del derby con il Torino, avesse accettato dei soldi dai dirigenti granata per far vincere gli avversari.”

“Bella roba!”

“Solo che Allemandi poi in campo non giocò neanche male”

“E quindi?”

“Beh, per la giustizia sportiva, anche solo l’azione di proporre un patto per far perdere una squadra avversaria è un gesto che merita la condanna di illecito sportivo, per chi propone l’accordo. La correttezza del comportamento è un fondamento essenziale dello sport. Come nella vita”

 “Ho capito, lo dice sempre anche il babbo. E allora, come è andata a finire?”

“Allemandi della Juve, il Presidente e il Vice Presidente e del Torino furono condannati per tre volte sia dai giudici ordinari che dalla giustizia sportiva, che allora si chiamava “Direttorio”, e al Torino fu revocato lo scudetto”

“…che fu dato al Bologna!”

“Ma nooo! Lo sai no che gli scudetti sono 7 e non 8. Allora non sei stato attento!”

“Va bene, ma scusa, con tutta quella roba lì, perchè non l’hanno dato al Bologna?”

“Allora, guarda; i motivi sono diversi. C’entra l’onore di un Presidente della Federazione, c’entra l’esigenza di far tornare a giocare dei calciatori che servivano alla nazionale e al campionato, c’entrano delle amnistie…”

 “Anmi… amni.. cosa sono?”

 “Ascolta Gabriele, adesso sono anche un po’ stanco e poi di queste cose di legge ne sa molto più di me tuo zio Piero, che anche lui è un gran tifoso del Bologna, come tuo padre. In più fa l’avvocato, così ti spiega meglio certe cose che io ci capisco poco. Vai mò con tuo padre Dario da suo fratello Piero, che oggi è festa e lo trovi in casa. Così impari qualcosa.”

“Va bene nonno. Intanto grazie. Ciaoo!”

 “Ecco, bravo. Saluta tutti. Ciao.”

Quando Gabriele andava dallo zio aveva sempre un po’ di timore reverenziale.

Non che non fosse affettuoso, era pur sempre il fratello del babbo, però quella sua aria da Avvocato gli restava sempre un po’ addosso, anche quando era a casa.

“Ciao zio!”

“Ciao Piero”, disse Dario.

“Ciao Gabriele, ciao Dario, che bella sorpresa! Come state?”

“Bene, grazie Piero. Siamo venuti qui perché il nonno stava spiegando a Gabriele la storia dell’ottavo scudetto, quello del 1927”

“Ah venite, questo è il posto giusto. In casa nostra certe volte ci incontriamo con gli altri appassionati di storia del Bologna. Magari ci guardiamo le partite del Bologna, quando non gioca in casa. E poi ho anche io delle foto storiche, come le ha il nonno.”

“Grazie zio. Ascolta, nonno stava spiegandomi che al Torino nel 1927 avevano tolto lo scudetto, ma non l’avevano dato al Bologna. Quando gli ho chiesto perché, ha cominciato a parlare di onore e poi ha detto una parola difficile, tipo anmi… no, insomma una cosa che inizia così…”

“Amnistia, avrà detto sicuramente amnistia”

“Eh, quella parola lì. Cosa vuole dire?”

“Beh, in parole povere, è un atto di clemenza che cancella il reato commesso da una persona condannata, estinguendone la pena”

“Quindi è come se non avesse commesso il fatto”

 “Piano. Se uno fa del male e poi dimostra di essere cambiato potrebbe meritare un atto di clemenza ma questo non restituirebbe il danno a chi lo ha subito. Resta quindi il giudizio morale inappellabile verso chi commette un atto illecito. Hai capito?”

 “Insomma. Me lo aveva detto il babbo che avresti usato delle parole difficili!”

 “Ah, certo Gabriele!” disse il babbo.

 “Stai sempre con la testa sul tablet! Per forza non capisci le cose che ti vengono dette! C’ha ragione tua madre!”

“Dai Dario, stai calmo. Adesso pretendere che in seconda media sappiano di diritto è un po’ troppo, ti pare?”

“Sarà, però che si rinscimunisca sul pc è vero!”

“Ma va là Dario… ascolta Gabriele; adesso ti spiego bene.

Il nonno ha parlato di onore perché devi sapere che lo scudetto non andò al Bologna per un motivo di… eccesso di correttezza”

“Cioè?”

“Si, è così. Il Presidente della Federazione di allora, era un bolognese di adozione, si chiamava Arpinati. Era una persona importante, pensa che si deve a lui lo stadio di Bologna, che allora era il primo in tutta Europa, il primo nel quale si giocò in notturna”

“Dai, davvero?”

“Si, pochi se lo ricordano, ma allora lo sport in Italia era un argomento molto sostenuto, anche in confronto alle altre nazioni.”

 “E allora?”

 “Beh, insomma, quando lo scudetto fu tolto al Torino, Arpinati non lo diede al Bologna per non essere criticato come persona di parte, essendo lui della nostra città”

 “Ma così non è giusto, però”

 “E’ quello che penso anche io. Ti dirò che chiunque abbia a cuore lo sport non può capire perché il titolo non vada al secondo quando al primo viene tolto per indegnità.”

“Senti Piero, ho letto che adesso dal Torino reclamano la cancellazione della revoca dello scudetto”

“Addirittura, babbo!”

“Si, Gabriele, ha ragione il babbo. Da Torino sostengono che le due amnistie concesse dopo la revoca possano essere un argomento valido per cancellarla”

“Certo! Così si giustificherebbe il fatto che per vincere un campionato sia lecito anche comprare una partita. “ disse Dario.

“Dovete sapere però che le amnistie non hanno riguardarono la società del Torino. Per questo per 92 anni lo scudetto non è stato riassegnato al Toro.”

“Ma scusate, perché il Bologna non chiede alla Federazione di avere lo scudetto?” chiese Gabriele.

“In effetti, Piero, ho sentito che adesso c’è un Comitato bolognese…”

 “Sì, Dario. Il suo lavoro è quello di far conoscere la vicenda di quel campionato, basandosi su una ricostruzione storica molto precisa.  Adesso la Federazione ha costituito una Commissione per studiare una volta per tutte le richieste relative agli scudetti contesi.”

“Dai Gabriele, ringrazia lo zio, che dobbiamo andare a casa. Domani è lunedì e si torna a scuola”

“Uffa, proprio adesso che cominciavo a capirci qualcosa. Ciao zio”

“Ciao Piero”

 “Ciao Dario, ciao Gabriele!”

La mattina dopo, come sempre, il babbo va a prendere Gabriele all’uscita di scuola.

“Ciao Gabriele. Com’è andata?”

 “Bene. La Prof. di Inglese ha consegnato i compiti”

“Eh. E allora. Quanto hai preso?”

“Mi ha dato 7 e mezzo”

 “Bravo. Sei contento?”

“Ma si dai. E’ andata. Senti babbo, stavo ripensando allo scudetto del 1927. Ma che senso ha che non sia stato assegnato? In tutti gli sport se il primo viene squalificato, la vittoria va al secondo”

“In effetti non ha senso. E’ come giocare per nulla.  Che riconoscimento hanno ricevuto i giocatori del Bologna? Sono arrivati secondi giocando correttamente. Hanno vinto moralmente, ma a loro non è stato assegnato alcun premio.

E’ come vincere senza gloria.”

“Io penso che non sia giusto. E’ vero, io tengo per il Bologna, però se uno ha giocato onestamente è giusto che vinca se è migliore della mia squadra. E poi anche Don Luigi al catechismo una volta ci disse una frase di Papa Francesco: “Meglio una sconfitta pulita piuttosto che una vittoria sporca”

“Si Gabriele. Quella frase serve a ricordare a tutti l’importanza di essere sempre corretti, nello sport come nella vita.

Proprio come ha fatto il Bologna nel 1927”

“E allora? Scusa ma così ci hanno rimesso i giocatori del Bologna di allora, che non ne avevano colpa”

“Beh, credo tu abbia ragione e la pensano così anche tanti altri sportivi di Bologna. Forse è arrivato il momento di risolvere questa cosa sospesa da quasi un secolo.”

“Insomma, l’ottavo scudetto non fu dato al Bologna solo perché quel Presidente era troppo gentile?”

“Non si chiama gentilezza. Si dice “Fair Play”.

 “Ah sì. Ho visto in tivù i grandi campioni che avevano una fascia con quella scritta; facevano un video per la Federazione mondiale, e c’era l’altra parola inglese: “Respect”.”

“Quando avevo la tua età, il nonno mi diceva sempre: “Ricordati che il rispetto per gli altri non è mai abbastanza”.”

“Va bene ma qui qualcuno ci rimette”

“E’ quello che penso anche io. Però penso che sì, vincere è bello, ma quello che conta è giocare bene, e giocare pulito. Se lo fai sempre, può anche darsi che non basti, che tu vada incontro ad una sconfitta. Ma prima o poi l’occasione per vincere ti capita sempre! In effetti, quel Bologna vinse comunque due anni dopo lo scudetto””

Un ragazzino grida dal giardino accanto:

“Gabriele, vieni anche tu, dai! Facciamo solo un Mondial!”

“Babbo, c’è Paolo! Posso andare a giocare solo un minuto?”

“Va bene, ma proprio solo per due calci, che la mamma ci aspetta!”

Gabriele preferisce sempre giocare davanti e anche stavolta cerca di fare l’attaccante, capace di tirare a rete. Finalmente gli arriva la palla giusta.

Scarta un avversario, tira e … gool!

I ragazzi si abbracciano. C’è un bambino più piccolo che festeggia mettendosi la mano sulla testo a mo’ di cresta di gallo, per imitare il gesto di Belotti.

La partita finisce, e Gabriele si avvicina al padre.

 “Babbo, per il compleanno, mi regali una maglia del Bologna?”

“Un’altraa?”

 “ Si, ma stavolta quella del ’27! Oh, una copia, eh?”

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