Sabattini Enrico

Dirigente   Figura storica, quasi leggendaria, del Bologna: socio effettivo, collaboratore e dirigente della società. talmente appassionato dei colori rossoblù da costituire per tutta la sua lunga vita una vera e propria enciclopedia del club e della squadra, di cui era stato protagonista diretto per tanti anni. Nato a Bologna il 16 agosto 1897, si avvicinò al calcio nella Fortitudo, da cui passò prestissimo al Bologna, tirando qualche calcio ma soprattutto dando una mano sul piano organizzativo. In coppia con Alessandro Oppi, che poi sarebbe diventato segretario a tempo pieno, trovò il campo della Cesoia e poi quello dello Sterlino. Impiegato come funzionario delle Ferrovie dello Stato, prese a dedicare tutto il suo tempo libero al Bologna. Subito dopo la Prima Guerra aderì alla campagna lanciata dalla “Bologna Sportiva – società anonima cooperativa a capitale illimitato” per il primo tentativo storico di azionariato popolare destinato a rilanciare la società. Sabattini acquistò 5 azioni dal valore nominale di 10 Lire ciascuna, poi la Federcalcio bocciò l’iniziativa, ma il giovane divenne comunque socio del club. Fungeva da addetto stampa e in questa veste fu promosso dirigente a tutti gli effetti, pur continuando a svolgere le proprie mansioni da semplice appassionato. Il suo ruolo divenne prezioso nel bollente periodo delle cinque finali di Lega Nord contro il Genoa al culmine della stagione 1924-25 che avrebbe dato al Bologna il suo primo scudetto. Fu lui ad accompagnare la squadra a Milano per la terza partita e fu lui ad acquistare nel capoluogo lombardo le divise verdi per la squadra. Non solo dopo: dopo i gravi provvedimenti assunti dalla Federcalcio nei confronti del Bologna a seguito degli incidenti in campo della quarta partita (quella seguita dai colpi di pistola alla stazione), il Consiglio della società rassegnò le dimissioni. Rimase lui, Enrico Sabattini, l’unico dirigente a gestire la squadra, accompagnandola nella campagna lombarda alle 7 del mattino al lontano campo del Vigentino per la quinta partita. Qualche anno dopo, conquistato lo scudetto del 1929, quando il Bologna venne invitato oltreoceano, il presidente Bonaveri affidò a Sabattini la gestione della trasferta, risoltasi in un successo sportivo e finanziario, anche se per lui con qualche… ruggine residua con un vecchio amico: dal 1928 il poliedrico Sabattini era arbitro benemerito della Federazione e in occasione del secondo incontro, il 28 luglio 1929 a San Paolo del Brasile, fu designato a dirigere la partita; tuttavia temendo trasparissero i colori rossoblù che aveva nel cuore, prese a fischiare contro il Bologna, portatosi in vantaggio per 3-0, praticamente a senso unico; la partita finì 6-4 per i padroni di casa e Pietro Genovesi, amico fraterno di Sabattini, se la legò al dito e per un po’ smise di rivolgere la parola al dirigente. Qualche anno dopo, risolta lo screzio con una stretta di mano, il giocatore confidò a Giulio Cesare Turrini, leggendario giornalista di “Stadio”: “Quella faccenda minacciò la nostra sincera e collaudata amicizia. D’altronde, se ci ripenso, che vuole’ troppo spontaneo, troppo signore era Enrico, per non mettersi un po’ anche nei panni paulisti…”. Sabattini lasciò gli impegni come dirigente del Bologna nel 1932. Li riprese subito dopo la Seconda Guerra, quando si prestò per un anno a contribuire alla rinascita del club dalle macerie del conflitto. Componenete della Commissione d’appello interregionale, dal 1948 al 1952 fu membro del consiglio Nazionale delle Leghe e del Consiglio federale. Dall’anno dopo fu per cinque anni componente della CAF (Commissione d’appello federale). Dal 1959 fu presidente della Commissione Disciplinare, infine Giudice Sportivo presso il Comitato Regionale Emiliano, fino alla morte, il 7 gennaio 1973.
E’ sepolto in Certosa: Chiostro della Cappella – Porticato n 420
  Per approfondire: Video: Sabattini racconta lo spareggio con il Genoa del primo scudetto, 1925 Video: Corinthians – Bologna, Tournèe in Sud America, 1929