Pasolini Pier Paolo

Pier-paolo-pasoliniScrittore, poeta, regista, tifoso rossoblu 

 

Il più grande intellettuale italiano del Novecento fu un grandissimo appassionato di calcio in generale e un immenso tifoso del Bologna Football Club 1909 in particolare. Rimandiamo alla sua biografia di Wikipedia e riportiamo alcuni stralci della sua opera, che rivelano la sua enorme passione rossoblù, comune al proprio amico Paolo Volponi.

«I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui Prati di Caprara (giocavo anche sei-sette ore di seguito, ininterrottamente: ala destra, allora, e i miei amici, qualche anno dopo, mi avrebbero chiamato lo “Stukas”: ricordo dolce bieco) sono stati indubbiamente i più belli della mia vita. Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso. Allora, il Bologna era il Bologna più potente della sua storia: quello di Biavati e Sansone, di Reguzzoni e Andreolo (il re del campo), di Marchesi, di Fedullo e Pagotto. Non ho mai visto niente di più bello degli scambi tra Biavati e Sansone (Reguzzoni è stato un po’ ripreso da Pascutti). Che domeniche allo stadio Comunale!».

 

Pier Paolo Pasolini«Paese Sera», 23 marzo 1956

«Dunque… io sono tifoso e tutte le domeniche vado all’Olimpico di Roma; sono, naturalmente, tifoso del Bologna, essendo Bologna la mia città natale. Per quanto riguarda il tifo in genere, io penso che esso sia inscindibile dallo sport…»

 

Enzo Biagi intervista Pier Paolo Pasolini, «La Stampa», 4 gennaio 1973

«Senza cinema, senza scrivere, che cosa le sarebbe piaciuto diventare?»

«Un bravo calciatore. Dopo la letteratura e l’eros, per me il football è uno dei grandi piaceri.»

 

Il Caos, a cura di G.C. Ferretti, Editori Riuniti, Roma 1979

«Ma, strano a dirsi, tutto è cambiato in questi trent’anni. Mi ricordo di quel tempo come se fosse il tempo di un morto; tutto è cambiato, ma le domeniche agli stadi, sono rimaste identiche. Me ne chiedo il perché…»

 

Versi tratti da: PIER PAOLO PASOLINI, Roma 1950. Diario, Scheiwiller, Milano, 1960, p. 27.

…E so come sia terso in questo ottobre

il colle di San Luca sopra il mare

di teste che copre il cerchio dello stadio…

 

Il Caos, a cura di G.C. Ferretti, Editori Riuniti, Roma 1979

«L’ultima partita a cui ho assistito, è stata la partita tra il Torino e l’Inter, due o tre domeniche fa. Ci sono andato in una grigia giornata torinese con Mario Soldati. Ha vinto il Torino (per cui, in quell’occasione tenevo, pur con gran sforzo: perché la… classe – sì, lo ripeto, questa orrenda parola, la “classe”- dell’Inter mi affascinava – anche se si è manifestata, e a frammenti, solo nel primo tempo: specie attraverso Corso (“classe” non vuol dire sempre simpatia: essa è come la grazia: crudele). Quella domenica, il Bologna ha perso (ho l’impressione, immeritatamente, con la Roma di Herrera) per due a uno. Che dolore! Che dolore!»

 

Franco Citti, Vita di un ragazzo di vita, SugarCo, Milano 1992

«Era un grande tifoso del Bologna. Una volta sola l’ho visto incazzato davvero. È stato quando andammo all’Olimpico a vedere Roma-Bologna e la sua squadra perse 4 a 1. La febbre del calcio, comunque, che forse non era riuscito a consumare al punto giusto quando da piccolo viveva in Friuli, non riusciva proprio a togliersela».

 

Paolo Volponi, Lettera a Pasolini, 1957

«Ma sappi che tengo per te come per Coppi e per il Bologna»

 

Paolo Volponi, Lettera a Pasolini dopo la vittoria del Premio Viareggio, 1957

«una parte del milione da spendere in partite, giacché quest’anno seguiremo felici i trionfi del Bologna: che belle domeniche pomeriggio con i risultati sicuri nei tabellini dei caffè, con la Roma travolta…»

 

Pier Paolo Pasolini, Lettera a Sereni, 1954

«Roma, 12 novembre 1954

Caro Sereni,

[…] Intanto ti avverto che domenica il mio cuore è a Milano, insieme a quello grassoccio di Volponi: tutti e due a palpitare fino sull’orlo della trombosi. E mi dispiace che la gioia nostra sarà la tua disfatta…

Pier Paolo Pasolini»

 

Vittorio Sereni, Lettera a Pasolini, 1954

«Milano, 15 novembre 1954

[…] Tanti affettuosi saluti, Tuo Sereni che non sapeva, badate, dell’esistenza d’un formidabile alleato al vostro San Petronio, San Gregorio, il più formidabile di tutti. Comunque, come Teodorico morente vedeva Severino Boezio, ieri ho visto al 90° sul cielo di San Siro effondersi il tuo ghigno e il serafico sorriso di quel volpone di Volponi.»

 

Vittorio Sereni, Lettera a Pasolini, 1956

«Milano, 4 dicembre 1956

[…] Ho bisogno di riprendere in mano certe cose interrotte e il mio lavoro, in queste condizioni, sarà sempre precario. Sicché ci vorrà del tempo prima che io sia convinto di pubblicare qualcosa in modo non clandestino: almeno il tempo che occorrerà al Bologna per risalire dalle attuali bassure (e campa cavallo, come vedi)».

 

Il Giorno, 14 luglio 1963; ora in Pier Paolo Pasolini, Romanzi e Racconti, Vol. II, 1962-1975, Mondadori 1998

[…] Io, su questo, sono rimasto all’idealismo liceale, quando giocare al pallone era la cosa più bella del mondo.

 

Guido Gerosa intervista Pier Paolo Pasolini. L’Europeo, 31 dicembre 1970

Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. E’ rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’ultima rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro. Perciò considero il calcio l’unico grande rito rimasto al nostro tempo.

 

Brano tratto da: Il calcio “è” un linguaggio con i suoi poeti e prosatori, in: PIER PAOLO PASOLINI, Saggi sulla letteratura e sull’arte

Il football è un sistema di segni, cioè un linguaggio. Esso ha tutte le caratteristiche fondamentali del linguaggio per eccellenza, quello che noi ci poniamo subito come termine di confronto, ossia il linguaggio scritto-parlato. Infatti le “parole” del linguaggio del calcio si formano esattamente come le parole del linguaggio scritto-parlato. Ora, come si formano queste ultime? Esse si formano attraverso la cosiddetta “doppia articolazione” ossia attraverso le infinite combinazioni dei “fonemi”: che sono, in italiano, le 21 lettere dell’alfabeto.

I “fonemi” sono dunque le “unità minime” della lingua scritto-parlata. Vogliamo divertirci a definire l’unità minima della lingua del calcio? Ecco: “Un uomo che usa i piedi per calciare un pallone è tale unità minima: tale “podema” (se vogliamo continuare a divertirci). Le infinite possibilità di combinazione dei “podemi” formano le “parole calcistiche”: e l’insieme delle “parole calcistiche” forma un discorso, regolato da vere e proprie norme sintattiche.

I “podemi” sono ventidue (circa, dunque, come i fonemi): le “parole calcistiche” sono potenzialmente infinite, perché infinite sono le possibilità di combinazione dei “podemi” (ossia, in pratica, dei passaggi del pallone tra giocatore e giocatore); la sintassi si esprime nella “partita”, che è un vero e proprio discorso drammatico.

I cifratori di questo linguaggio sono i giocatori, noi, sugli spalti, siamo i decifratori: in comune dunque possediamo un codice.

Chi non conosce il codice del calcio non capisce il “significato” delle sue parole (i passaggi) né il senso del suo discorso (un insieme di passaggi).

Non sono né Roland Barthes né Greimas, ma da dilettante, se volessi, potrei scrivere un saggio ben più convincente di questo accenno, sulla “lingua del calcio”. Penso, inoltre, che si potrebbe anche scrivere un bel saggio intitolato Propp applicato al calcio: perché, naturalmente, come ogni lingua, il calcio ha il suo momento puramente “strumentale” rigidamente e astrattamente regolato dal codice, e il suo momento “espressivo”.

Ho detto infatti qui sopra come ogni lingua si articoli in varie sottolingue, in possesso ciascuna di un sottocodice. Ebbene, anche per la lingua del calcio si possono fare distinzioni del genere: anche il calcio possiede dei sottocodici, dal momento in cui, da puramente strumentale, diventa espressivo. Ci può essere un calcio come linguaggio fondamentalmente prosastico e un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico. Per spiegarmi, darò – anticipando le conclusioni – alcuni esempi: Bulgarelli gioca un calcio in prosa: egli è un “prosatore realista”; Riva gioca un calcio in poesia: egli è un “poeta realista”. Corso gioca un calcio in poesia, ma non è un “poeta realista”: è un poeta un po’ maudit, extravagante. Rivera gioca un calcio in prosa: ma la sua è una prosa poetica, da “elzeviro”. Anche Mazzola è un elzevirista, che potrebbe scrivere sul “Corriere della Sera”: ma è più poeta di Rivera; ogni tanto egli interrompe la prosa, e inventa lì per lì due versi folgoranti. Si noti bene che tra la prosa e la poesia non faccio distinzione di valore; la mia è una distinzione puramente tecnica. Tuttavia intendiamoci: la letteratura italiana, specie recente, è la letteratura degli “elzeviri”: essi sono eleganti e al limite estetizzanti: il loro fondo è quasi sempre conservatore e un po’ provinciale… insomma, democristiano. Fra tutti i linguaggi che si parlano in un Paese, anche i più gergali e ostici, c’è un terreno comune: che è la “cultura” di quel Paese: la sua attualità storica.

Così, proprio per ragioni di cultura e di storia, il calcio di alcuni popoli è fondamentalmente in prosa: prosa realistica o prosa estetizzante (quest’ultimo è il caso dell’Italia): mentre il calcio di altri popoli è fondamentalmente in poesia. Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del “goal”. Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica. Il capocannoniere di un campionato è sempre il miglior poeta dell’anno. In questo momento lo è Savoldi. Il calcio che esprime più goals è il calcio più poetico. Anche il “dribbling” è di per sé poetico (anche se non “sempre” come l’azione del goal). Infatti il sogno di ogni giocatore (condiviso da ogni spettatore) è partire da metà campo, dribblare tutti e segnare. Se, entro i limiti consentiti, si può immaginare nel calcio una cosa sublime, è proprio questa. Ma non succede mai. E un sogno (che ho visto realizzato solo nei Maghi del pallone da Franco Franchi, che, sia pure a livello brado, è riuscito a essere perfettamente onirico).

Chi sono i migliori “dribblatori” del mondo e i migliori facitori di goals? I brasiliani. Dunque il loro calcio è un calcio di poesia: ed esso è infatti tutto impostato sul dribbling e sul goal.

Il catenaccio e la triangolazione (che Brera chiama geometria) è un calcio di prosa: esso è infatti basato sulla sintassi, ossia sul gioco collettivo e organizzato: cioè sull’esecuzione ragionata del codice. Il suo solo momento poetico è il contropiede, con l’annesso “goal” (che, come abbiamo visto, non può che essere poetico). Insomma, il momento poetico del calcio sembra essere (come sempre) il momento individualistico (dribbling e goal; o passaggio ispirato).

Il calcio in prosa è quello del cosiddetto sistema (il calcio europeo): il suo schema è il seguente:

 

il “goal”, in questo schema, è affidato alla “conclusione”, possibilmente di un “poeta realistico” come Riva, ma deve derivare da una organizzazione di gioco collettivo, fondato da una serie di passaggi “geometrici” eseguiti secondo le regole del codice (Rivera in questo è perfetto: a Brera non piace perché si tratta di una perfezione un po’ estetizzante, e non realistica, come nei centrocampisti inglesi o tedeschi).

Il calcio in poesia è quello del calcio latino-americano: il suo schema è il seguente:

schema che per essere realizzato deve richiedere una capacità mostruosa di dribblare (cosa che in Europa è snobbata in nome della “prosa collettiva”): e il goal può essere inventato da chiunque e da qualunque posizione.

Se dribbling e goal sono i momenti individualistici-poetici del calcio, ecco quindi che il calcio brasiliano è un calcio di poesia. Senza far distinzione di valore, ma in senso puramente tecnico, in Messico [Olimpiadi 1968] è stata la prosa estetizzante italiana a essere battuta dalla poesia brasiliana.»

 

 

Per approfondire:

Libro: “Il calcio secondo Pasolini”, di V. Curcio, edito da Compagnia Editoriale Aliberti

Video: “Comizi d’amore”, Pasolini intervista il Bologna del ’64

Una serie di foto che rivelano il legame tra Pasolini e il Calcio: